Cos'è il turismo delle radici in Italia?
Un faldone di documenti ingialliti dentro una scatola da scarpe. Per molti discendenti di emigrati italiani, è da lì che comincia tutto: i certificati di nascita del bisnonno, le lettere in dialetto, una fotografia in bianco e nero davanti a una casa che non esiste più. Il turismo delle radici è il viaggio che parte da quella scatola e arriva — fisicamente — nel comune dove quell’uomo è nato.
Si definisce turismo delle radici il viaggio motivato dalla ricerca delle proprie origini familiari nel paese d’origine degli antenati. Nel caso italiano, riguarda i discendenti dei circa 30 milioni di italiani che emigrarono tra il 1861 e il 1970, oggi distribuiti in quattro o cinque generazioni tra le Americhe, l’Oceania e l’Europa del Nord. Il viaggio può durare tre giorni o tre settimane; può includere una visita al cimitero, una ricerca negli archivi parrocchiali, un incontro con i cugini lontani o semplicemente una passeggiata nel paese da cui il bisnonno partì con una valigia di cartone.
Quanti discendenti di italiani fanno turismo delle radici ogni anno?
Secondo una stima di CST/Assoturismo Confesercenti commissionata dal MAECI, sarebbero circa 6,6 milioni i discendenti di italiani nel mondo che ogni anno si muovono con motivazioni legate alle origini. Si tratta di una stima ampia, che include sia chi ha programmato un viaggio specificamente dedicato alle radici sia chi combina la ricerca genealogica con un itinerario culturale più largo. I dati del MAECI indicano circa 80 milioni di persone di origine italiana residenti nel mondo, una comunità distribuita principalmente in Sudamerica, Nordamerica e Australia.
Le proiezioni ministeriali stimano che questo flusso potrebbe superare i 7,3 milioni di visitatori entro il 2030, sostenuto dalla crescita degli strumenti di genealogia digitale e dal crescente interesse per l’identità culturale nelle seconde e terze generazioni.
Da dove vengono i turisti delle radici che scelgono l'Italia?
Una mattina del 2023, nel piccolo municipio di Gasperina, in Calabria, arrivò un’americana con un foglio stampato: l’albero genealogico della famiglia Fiorentino, ricostruito su Ancestry. Trovò parenti viventi.
Sono storie come questa — improbabili e normalissime al tempo stesso — che rivelano da dove viene davvero il turismo delle radici.
La comunità italiana nel mondo è distribuita in modo disomogeneo. Brasile e Argentina sono i due paesi con la concentrazione più alta di discendenti aventi diritto alla cittadinanza italiana non ancora esercitato: si stima che in Brasile siano circa 69.000 le famiglie in questa situazione, in Argentina circa 31.000.
Gli Stati Uniti hanno la community più numerosa in termini assoluti — oltre 17 milioni di americani dichiarano origini italiane al censimento — ma anche la più distante nel tempo: spesso sono quinte o seste generazioni, con antenati partiti prima del 1920. Australia e Canada ospitano comunità più giovani, formatesi soprattutto nel dopoguerra, con legami familiari ancora vivi. In Europa, Germania e Svizzera raccolgono importanti comunità di seconda generazione legate alle migrazioni degli anni Sessanta e Settanta.
| Paese | Iscritti AIRE (ISTAT 2024) | Ranking roots tourism | Principali regioni destinazione |
|---|---|---|---|
| USA | ~250.000 AIRE + 17-20 mln oriundi | 1° | Sicilia, Campania, Calabria, Abruzzo, Basilicata |
| Argentina | 987.000 | 2° | Basilicata, Calabria, Puglia, Veneto, Sicilia |
| Brasile | 671.000 | 3° | Veneto, Friuli-VG, Calabria, Campania |
| Germania | 847.000 | 4° | Sicilia, Calabria, Campania, Veneto |
| Svizzera | 654.000 | 5° | Sicilia, Calabria, Puglia, Abruzzo |
| Francia | 483.000 | 6° | Piemonte, Liguria, Toscana, Sardegna |
| Australia | ~164.000 | 7° | Sicilia, Calabria, Abruzzo, Molise |
Nota: gli iscritti AIRE sono cittadini con passaporto italiano, non la totalità degli oriundi. Per USA e Argentina il divario è particolarmente ampio. Fonte ranking: CST/Assoturismo Confesercenti 2024; dati AIRE: ISTAT, luglio 2024.
Come si organizza un viaggio alle origini in Italia?
Da dove si comincia, quando si ha solo un cognome e il nome di un paese lontano? La risposta è quasi sempre la stessa: dai documenti di famiglia, non da internet. I certificati di nascita, matrimonio e morte degli antenati — spesso conservati dai parenti più anziani o negli archivi notarili — sono la bussola che orienta tutto il resto. Prima di partire, è utile avere almeno il comune d’origine, il cognome esatto (spesso italianizzato o modificato all’arrivo nel paese di destinazione) e un intervallo di anni per la nascita o la partenza dell’antenato.
Archivi e registro civile. Gli archivi parrocchiali, gli uffici di stato civile comunali e gli Archivi di Stato custodiscono i registri storici, spesso risalenti al XVIII secolo. Molti comuni dell’entroterra hanno digitalizzato i propri atti, ma una parte significativa della documentazione è ancora consultabile solo di persona. Il MAECI gestisce le pratiche di orientamento per i discendenti; il Ministero dell’Interno segue le pratiche di riconoscimento della cittadinanza jure sanguinis.
Il genealogista. Non è un lusso, è spesso una necessità. Un professionista locale conosce i dialetti nei registri, l’organizzazione degli archivi, le varianti ortografiche dei cognomi. I costi variano: alcune associazioni locali offrono supporto volontario o a tariffe ridotte; i professionisti certificati hanno tariffe più elevate. Italea, il programma istituzionale del MAECI dedicato al turismo delle radici, offre un punto di riferimento per orientarsi tra le risorse disponibili.
Il comune. Molti comuni dell’entroterra meridionale hanno avviato iniziative di accoglienza per i discendenti. Vale la pena contattare direttamente il municipio prima di partire: alcune amministrazioni organizzano eventi dedicati o forniscono supporto logistico per le ricerche d’archivio. Per chi si trova a navigare tra uffici, archivi e richieste burocratiche in un paese che non conosce bene, i consulenti di Impatria sono a disposizione per un orientamento personalizzato prima e durante il viaggio.
Il tempo. Una settimana è il minimo per un viaggio con qualche profondità. Due settimane permettono di combinare la ricerca d’archivio con la conoscenza del territorio, dei parenti, delle tradizioni locali.
Perché l'Italia ha qualcosa che altri paesi non hanno
Nell’autunno scorso, una coppia di irlandesi-americani raccontava online di essere tornata dal Connemara con belle fotografie ma poca certezza: i registri parrocchiali erano stati parzialmente distrutti durante la guerra civile, e il cognome della famiglia era troppo comune per fare distinzioni sicure. Avevano trovato emozione, ma pochi fatti verificabili.
L’Italia ha un vantaggio archivistico che pochi altri paesi d’emigrazione possono vantare. I registri di stato civile risalgono all’Unità (1861), ma quelli parrocchiali — tenuti dalla Chiesa cattolica — coprono spesso i secoli precedenti con continuità sorprendente. Molti comuni dell’entroterra calabrese, lucano e siciliano conservano atti di battesimo dal Seicento o dal Settecento. È questa profondità storica che permette a qualcuno come Anna di trovare il sesto bisavolo nato nel 1720.
Grecia e Spagna hanno diaspore significative, ma la documentazione è meno sistematica e la rete di associazioni genealogiche locali è più rada. Il Portogallo ha investito molto nella promozione delle radici lusofone, ma la scala della diaspora italiana — 80 milioni di persone — non ha paragoni in Europa occidentale. L’Irlanda ha una diaspora per molti versi simile in termini di profondità emotiva, ma i vuoti archivistici del XIX secolo restano un ostacolo strutturale.
Il vantaggio dell’Italia non è solo archivistico. Molti paesi d’origine degli emigrati — soprattutto nell’entroterra meridionale — sono ancora riconoscibili nelle loro strutture storiche. Le strade strette, le piazze, le chiese: in molti casi, il discendente che arriva oggi vede esattamente quello che vide l’antenato che partì.
Cosa succede dopo il viaggio alle radici in Italia?
Una visita al comune degli antenati non è solo un viaggio sentimentale. Per alcuni, è il primo passo verso un percorso più lungo. Il riconoscimento della cittadinanza italiana jure sanguinis — per discendenza — è un processo formale che può richiedere anni e che dipende dalla disponibilità della documentazione e dalla continuità della linea di discendenza. Il turismo delle radici è spesso la fase in cui si raccolgono fisicamente i documenti che il consolato o il comune richiederanno in seguito.
Per chi decide poi di trasferirsi in Italia — o di trascorrervi periodi prolungati — la conoscenza del territorio, delle istituzioni locali e della rete familiare costruita durante il viaggio diventa una risorsa concreta. Ma questo è un capitolo che viene dopo. Il viaggio alle origini viene prima, e ha un valore in sé: mettere un nome su una fotografia, capire da dove si viene, tornare nel posto da cui tutto cominciò.
Fonti
MAECI — Turismo delle Radici
CST/Assoturismo Confesercenti — Dati turismo delle radici 2024: 9Colonne, TTG Italia, L’Agenzia di Viaggi Magazine
ISTAT — “Gli italiani residenti all’estero — Anni 2023 e 2024”
Fondazione Migrantes — Rapporto Italiani nel Mondo 2024: novembre 2024
Italea (piattaforma ufficiale MAECI, 2025-2026)
Portale Antenati — Ministero della Cultura
National Geographic — “This American Found 100 Living Relatives in a Small Italian Village”: novembre 2024
Condividi su:
Faq
È il viaggio motivato dalla ricerca delle proprie origini familiari nel paese d'origine degli antenati. Nel contesto italiano riguarda i discendenti degli emigrati — stimati in circa 80 milioni nel mondo — che tornano in Italia per visitare i comuni di provenienza della famiglia, consultare archivi storici e incontrare parenti lontani.
Secondo una stima di CST/Assoturismo Confesercenti commissionata dal MAECI, circa 6,6 milioni di persone di origine italiana si muovono ogni anno con motivazioni legate alle proprie radici. Le proiezioni ministeriali stimano che questo numero possa superare i 7,3 milioni entro il 2030.
Il punto di partenza è la raccolta dei documenti di famiglia: atti di nascita, matrimonio e morte degli antenati, con il nome esatto del comune d'origine. Da lì, è utile contattare l'archivio di stato civile del comune, un genealogista locale e, dove disponibile, un'associazione culturale del paese. Il MAECI offre risorse orientative per i discendenti che vogliono avviare una ricerca.
Il turismo delle radici non è una via diretta alla cittadinanza, ma è spesso il contesto in cui si raccolgono i documenti necessari per avviare la pratica di riconoscimento jure sanguinis. La cittadinanza per discendenza è un diritto riconosciuto dall'ordinamento italiano, ma richiede una procedura formale presso il consolato competente o il comune di origine.

