10 borghi italiani della diaspora USA: storia, origini e archivi

Ci sono paesi del Sud Italia in cui, se sfogliate i registri parrocchiali tra il 1880 e il 1920, le pagine dei battesimi restano quasi vuote per anni interi. Non perché i bambini non nascessero: perché i genitori erano già partiti. Questo articolo parla di quei paesi — di cosa sono diventati, e di cosa trova chi torna.

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Introduzione

C’è un modo di leggere i dati dell’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti che li rende astratti: quattro milioni di persone, settant’anni di flussi, province e percentuali. E c’è un altro modo: trovare il nome del tuo bisnonno in un manifesto navale del 1907, risalire al comune dichiarato alla dogana, aprire Google Maps e vedere che quel paese esiste ancora — con una via principale, una parrocchia, un cimitero con i cognomi che conosci. Questo articolo fa la seconda cosa: prende dieci borghi del Mezzogiorno che hanno alimentato la diaspora americana e li restituisce come coordinate geografiche, archivistiche, umane. Secondo i dati ISTAT (serie storiche), la sola Calabria perse tra il 1900 e il 1930 circa 700.000 residenti. Quei paesi esistono ancora.

Perché la grande emigrazione italiana verso gli USA partì quasi tutta da un’area geografica precisa?

Se guardate una cartina dell’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti, vedete quasi subito un’anomalia: il flusso non viene da tutta Italia, viene da metà. Il Nord e il Centro mandano operai e coloni verso il Brasile e l’Argentina. Il Sud — Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Abruzzo, Molise — manda quasi tutto verso gli Stati Uniti. Non è una coincidenza geografica: è il risultato di almeno tre decenni di pressioni che si sommarono fino a rendere l’emigrazione l’unica alternativa razionale.

Le cause strutturali. Dopo l’Unità d’Italia (1861), le politiche fiscali del nuovo Stato pesarono in modo asimmetrico sulle campagne meridionali. La tassa sul macinato — in vigore dal 1869 al 1884 — colpì duramente le famiglie contadine del Sud, già impoverite da un regime fondiario basato sul latifondo. Poi arrivò la fillossera: negli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento distrusse i vigneti di Sicilia e Calabria, eliminando la principale fonte di reddito di migliaia di famiglie. Non era povertà ordinaria: era la fine di un’economia intera.

La catena migratoria. L’emigrazione non fu spontanea e dispersiva. Si organizzò per reti di paesani — la cosiddetta catena migratoria — che guidavano i nuovi arrivati verso quartieri già abitati da concittadini. Un uomo partiva, trovava lavoro, scriveva a casa. Il fratello partiva. Il cugino partiva. In vent’anni, interi borghi si ritrovavano concentrati in specifici isolati di New York, Philadelphia, Boston, New Haven.

Perché il Brasile è veneto e l’America è meridionale. I flussi verso il Brasile e l’Argentina coinvolsero prevalentemente Veneto, Friuli e Trentino: lì si offrivano terre da coltivare. Gli Stati Uniti cercavano invece braccia per le miniere, le ferrovie e le fabbriche del Nord-Est industriale — condizioni che si adattavano meglio a chi partiva senza capitale e con l’intenzione di tornare. Secondo l’Associazione per gli Studi sull’Emigrazione Italiana (ASEI), dopo il 1890 oltre l’80% degli emigrati italiani verso gli USA proveniva dalle regioni del Mezzogiorno.

I porti di sbarco americani. Non esiste un unico “porto degli italiani”. New York — con la stazione di Ellis Island attiva dal 1892 al 1954 — fu la principale porta d’ingresso, ma non l’unica. I siciliani utilizzarono massicciamente il porto di New Orleans; fu proprio qui che nel 1891 undici italiani, quasi tutti siciliani, furono linciati da una folla. Il porto di Baltimora fu la porta d’ingresso preferita da molti calabresi e lucani; chi puntava alla California sbarcava a San Francisco. I manifesti navali sono oggi digitalizzati, ma su piattaforme diverse: la Liberty Ellis Foundation copre solo New York; Ancestry.com e FamilySearch hanno Baltimora, New Orleans, Boston e Philadelphia.

I 10 borghi italiani della diaspora

Tra i circa quattromila comuni del Mezzogiorno che persero residenti tra il 1880 e il 1924, quasi tutti mandarono qualcuno verso gli Stati Uniti. Ma non tutti lasciarono tracce ancora leggibili. Questi dieci si distinguono perché ciascuno ha qualcosa di specifico dall’altra parte dell’oceano: un gemellaggio formale con una città americana, un’associazione di discendenti con archivi propri, un nome famoso che rimanda a una casa precisa, una comunità tuttora identificabile per provenienza. Non sono stati scelti per volume di emigrazione, ma perché in ciascuno il filo tra una strada del Sud e un quartiere americano si può ancora tenere in mano — e arrivare preparati fa la differenza.

Mussomeli (CL) — Sicilia

Mussomeli

Il primo elemento che segna la storia di Mussomeli è sotterraneo, letteralmente: lo zolfo. La provincia di Caltanissetta era al centro del distretto solfifero siciliano, uno dei più produttivi del mondo per tutto l’Ottocento. Quando il mercato dello zolfo collassò — schiacciato dalla concorrenza dello zolfo americano estratto in Louisiana con la tecnica Frasch — i lavoratori delle zolfare si trovarono senza lavoro e senza alternative. Non era un mestiere esportabile: si esportarono invece le persone. La destinazione era quasi sempre New York o il New Jersey.

Oggi Mussomeli conta circa 9.700 abitanti (fonte: ISTAT 2023), rispetto agli oltre 15.000 del 1951. Sovrasta il paese il Castello Manfredonico-Chiaramontano, edificato nel XIV secolo: una costruzione che sale direttamente da una rupe di tufo e che da certi angoli sembra crescere dalla roccia stessa.

Dal 2018 il comune ha aperto il centro storico al programma delle case a un euro, che ha coinvolto circa 450 immobili ceduti a compratori di 18 nazionalità diverse — molti dei quali discendenti di famiglie emigrate, venuti a comprare la casa del bisnonno. L’archivio del CISEI mostra una concentrazione di partenze dalla provincia di Caltanissetta verso New York con cognomi come Faraci, Vaccaro, Mistretta, Farruggia: i manifesti di Ellis Island ne conservano le tracce nome per nome.

Aeroporto di riferimento: Palermo Falcone Borsellino (PMO), a circa 120 km.

Roseto Valfortore (FG) — Puglia

Vicolo in pietra di Roseto Valfortore con i panni stesi fra le case

Roseto Valfortore sorge sulle colline del Subappennino Dauno, a circa 50 km dall’aeroporto di Foggia «Gino Lisa» (FOG): un centro storico compatto di pietra gialla, con i resti di un castello normanno e una vista che nelle giornate limpide arriva al Gargano. Conta 997 abitanti (fonte: ISTAT 2023); nel 1946 erano 5.400. La distanza tra quei due numeri ha una storia precisa.

Nel 1882, undici uomini di questo paese salparono verso New York — non come singoli, ma come gruppo organizzato, diretto a una destinazione specifica: le cave di ardesia di Bangor, Pennsylvania. In pochi decenni si era formata una città intera, Roseto, Pennsylvania, fondata da Nicola Rosato, Lorenzo Falcone e Giovanni Policelli, tutti nati qui. L’insediamento prese il nome del paese d’origine e mantenne per decenni una densità sociale straordinaria: stesse chiese, stessi circoli, stessi cognomi.

Nel 1961 il medico Stewart Wolf notò un’anomalia: gli uomini di Roseto, Pennsylvania, morivano di infarto molto meno della media nazionale, pur mangiando male e fumando. La spiegazione era la coesione sociale, entrata nella letteratura medica come “Effetto Roseto”. Il seguito è altrettanto istruttivo: quando negli anni Settanta la terza generazione adottò lo stile di vita americano mainstream, i tassi di infarto si allinearono alla media nazionale. La diaspora si era americanizzata, e aveva perso il suo scudo.

Pisticci (MT) — Basilicata
Pisticci

Nel 1688 una frana travolse Pisticci. Non la distrusse: la spostò. Gli abitanti ricostruirono il paese su terrazzamenti paralleli che scendono come gradini verso il Basento, e quella forma sopravvisse per tre secoli e mezzo. Guardare Pisticci dall’alto — le case bianche ordinate per livelli sopra la vallata — è capire che questo posto ha già sopravvissuto a perdite enormi prima ancora che cominciasse l’emigrazione.

Tra il 1880 e il 1920, migliaia di pisticcesi presero la strada del porto di Napoli, diretti a New York via Ellis Island ma anche a Baltimora — da cui molti trovavano lavoro nelle miniere di carbone della Pennsylvania occidentale. La comunità si distribuì tra New Jersey, Pennsylvania e New York, mantenendo per decenni reti di mutuo soccorso basate sull’origine comune.

Nella seconda metà del Novecento Pisticci conobbe un secondo spostamento: Enrico Mattei scelse la Val Basento per uno dei complessi petrolchimici dell’ENI, e il paese crebbe verso il fondovalle. Pisticci conta oggi circa 16.500 residenti (fonte: ISTAT 2024) ed è fra i comuni più estesi per superficie della Basilicata.

Aeroporto di riferimento: Bari Karol Wojtyła (BRI), a circa 112 km.

Verbicaro (CS) — Calabria

Verbicaro

Quello che colpisce di Verbicaro è la direzione che prese la sua diaspora. Mentre i calabresi del versante ionico si dirigevano quasi tutti verso New York e il New Jersey, i verbicaresi imboccarono la rotta opposta: California, Costa Ovest, San Francisco e Los Angeles, dopo traversate più lunghe che passavano dallo Stretto di Magellano o da Panama. La comunità si sviluppò lontana dai grandi cluster italiani del Nord-Est, più frammentata nelle statistiche — ma non meno compatta nei legami interni.

La ragione ha radici nell’economia locale: Verbicaro era nota per la coltivazione del cedro — la varietà calabrese usata nel sukkot ebraico — e per la viticoltura. Quando fillossera e crisi dei prezzi si sommarono, il paese perse la sua base economica in pochi anni.

La storia ha anche una coda italiana: dopo il 1945 una parte dei verbicaresi emigrò a Taggia, in Liguria, dove i discendenti raggiungono oggi circa 1.500 persone — abbastanza da far chiamare Taggia «l’altra Verbicaro». Verbicaro conta oggi circa 2.500 residenti (fonte: ISTAT 2024).

Aeroporto di riferimento: Lamezia Terme (SUF), a circa 130 km.

Sant’Elia a Pianisi (CB) — Molise

Sant'Elia a Pianisi allineato sul crinale, visto dai campi coltivati

Sant’Elia a Pianisi è uno di quei paesi in cui la perdita demografica si legge nel paesaggio prima ancora che nelle statistiche. Negli anni Sessanta, mentre alcune famiglie ricevevano ancora lettere dei parenti emigrati a New York e a Utica, lo Stato costruì una diga sul Fortore e sommerse parte delle terre che quelle stesse famiglie avevano coltivato per generazioni. Il Lago di Occhito è arrivato dopo la diaspora: prima se ne erano andati gli uomini, poi era andata sott’acqua la terra.

La comunità santeliese a Utica, New York, è documentata dai primi anni del Novecento. I molisani in America sono una delle comunità meno studiate: il Molise divenne regione autonoma solo nel 1963, il che complica la mappatura statistica delle origini. Sant’Elia a Pianisi conta oggi circa 1.500 residenti (fonte: ISTAT 2024).

Aeroporto di riferimento: Foggia «Gino Lisa» (FOG), a circa 80 km.

Acri (CS) — Calabria

Le case di Acri addossate al pendio con i monti alle spalle

Acri è uno dei centri più grandi della Calabria settentrionale: circa 20.000 residenti (fonte: ISTAT 2024), in provincia di Cosenza, su uno sperone collinare che guarda la valle del Crati. Un centro storico stratificato, con una presenza ebraica medievale documentata e una memoria dell’emigrazione americana che per lungo tempo rimase senza monumenti.

Eppure da qui, nel 1904, partì un bambino di circa dieci anni di nome Angelo Siciliano, nato ad Acri il 30 ottobre 1892 (fonte: lacnews24.it, 2024). Arrivò a Brooklyn via Ellis Island, vittima abituale delle prepotenze dei coetanei. La svolta arrivò al Bronx Zoo: osservando un leone in gabbia, capì che l’animale manteneva la sua potenza muscolare con la tensione dei muscoli contro se stessi. Costruì su quel principio la “Dynamic Tension”, cambiò nome in Charles Atlas e trasformò l’idea di sé stesso.

Le sue inserzioni sui fumetti americani — il ragazzo sulla spiaggia a cui il bullo rovescia la sabbia in faccia, che poi torna e si vendica — raggiunsero decine di milioni di lettori negli anni Trenta e Quaranta. Charles Atlas non vendette solo palestra: vendette una narrazione del riscatto maschile che entrò nel linguaggio culturale americano del Novecento.

Aeroporto di riferimento: Lamezia Terme (SUF), a circa 105 km.

Polizzi Generosa (PA) — Sicilia

Polizzi Generosa

Polizzi Generosa è un borgo delle Madonie a 1.000 metri di quota, con le case di pietra calcarea strette attorno alla chiesa madre e una vista che nelle giornate limpide arriva alle saline di Trapani da un lato e all’Etna dall’altro. È tra i “Borghi più Belli d’Italia” e conta circa 2.700 residenti (fonte: ISTAT 2024). La sua popolazione non si perse verso le fabbriche del Nord, ma verso New York — dove chi partiva sapeva già dove andare.

Era stato Vincenzo Sellaro, nato qui il 24 aprile 1868, figlio di un calzolaio, a preparare l’accoglienza. Laureato in medicina a Napoli nel 1895, emigrò negli USA nel 1897 e aprì uno studio al 203 di Grand Street, a Little Italy, Manhattan. Vide come venivano trattati gli immigrati italiani nei pronto soccorso e nel 1902 contribuì all’apertura del Columbus Italian Hospital di New York.

Il 22 giugno 1905 fondò, con altri cinque immigrati, l’Order of the Sons of Italy in America: un’organizzazione nata per difendere i diritti degli italiani in un periodo in cui la stampa li descriveva come criminali e i linciaggi — come quello di New Orleans del 1891 — non erano ancora dimenticati. Oggi, come Order Sons and Daughters of Italy in America (OSDIA), conta oltre 600.000 iscritti e ha distribuito più di 164 milioni di dollari in borse di studio e aiuti (fonte: osdia.org).

Aeroporto di riferimento: Palermo Falcone Borsellino (PMO), a circa 115 km.

San Fele (PZ) — Basilicata

San Fele

Prima che l’emigrazione di massa lo svuotasse, San Fele contava oltre 10.000 abitanti. Oggi ne conta circa 2.500 (fonte: ISTAT 2024). Tra le famiglie che fecero quel viaggio c’erano i DeVito: il nonno paterno di Danny DeVito, Michele DeVito, emigrò da San Fele verso il New Jersey, dove nacquero i genitori di Danny e poi Danny stesso, il 17 novembre 1944. «La mia famiglia viene da San Fele, in Basilicata — crescendo ad Asbury Park, la mia casa era sempre piena di parenti del paese» (fonte: eni.com, 2021).

Ma la storia di San Fele è più ampia di un cognome celebre. La San Felese Society of New Jersey (sanfelesesocietynj.org), fondata il 10 aprile 1902 a Trenton, è una delle più antiche associazioni italoamericane del New Jersey e ha costruito un archivio digitale liberamente accessibile: il documento più prezioso è “A Book of Passage”, che ricostruisce le partenze per l’America tra il 1880 e il 1920 con nomi, cognomi e date — non come statistica, ma come registro personale.

Aeroporto di riferimento: Napoli Capodichino (NAP), a circa 140 km.

Pacentro (AQ) — Abruzzo

Le torri del castello di Pacentro sopra i tetti in pietra del borgo

A Pacentro c’è una chiesa del 1616, fuori dalle mura, su un dosso della Valle Peligna: la Madonna dei Monti. Sulle pareti interne sono appese decine di ex voto donati da emigrati americani o dai loro discendenti — lastre votive, fotografie ingiallite con scritte in inglese sul retro. È uno dei pochi luoghi del Mezzogiorno in cui la storia dell’emigrazione è fisicamente presente e visibile, appesa alle pareti, non archiviata in un cassetto.

I nonni paterni di Madonna Louise Veronica Ciccone emigrarono da Pacentro: Gaetano Ciccone partì nel 1920 per Aliquippa, Pennsylvania, seguito dalla moglie Michelina Di Iulio nel 1922 (fonte: ilcapoluogo.it, 2023). Nel 1987 Madonna visitò Pacentro per la prima volta. Il paese ha oggi circa 1.100 abitanti (fonte: ISTAT 2024) e tre torri medievali — Caldora, Cantelmo e Tresca — sopra il centro storico in pietra grigia.

Il ciclo migratorio di Pacentro coinvolse prevalentemente l’area di Paterson, New Jersey, città tessile dove molti abruzzesi trovarono lavoro nei cotonifici. Amy Bernardy, in L’Abruzzo che emigra (1913), la descrive come «vecchia e sperimentata immigrazione». Ogni anno la Corsa degli Zingari, gara podistica medievale in costume, riporta nel paese migliaia di visitatori, molti con cognomi che si ritrovano nei registri della chiesa madre.

Aeroporto di riferimento: Pescara (PSR), a circa 70 km.

Melilli (SR) — Sicilia

Nel comune di Melilli esistono due vecchi registri, ritrovati negli archivi comunali, che contengono le liste delle famiglie partite per gli Stati Uniti ai primi del Novecento. Non statistiche aggregate: nomi, cognomi, indirizzi, famiglia per famiglia. La destinazione era quasi sempre la stessa: Middletown, Connecticut, dove i melillesi fondarono una comunità così coesa da essere riconoscibile ancora oggi, a quattro generazioni di distanza.

I meccanismi della catena migratoria spiegano in parte quella concentrazione: il primo partito, tra fine anni Ottanta e primi anni Novanta dell’Ottocento, trovò lavoro a Middletown, scrisse a casa, e la rotta fu tracciata. I manifesti navali mostrano passeggeri da Melilli che dichiarano «Middletown, Conn.» come destinazione finale ancora negli anni Venti.

La continuità è rimasta concreta: il gemellaggio formale tra Melilli e Middletown risale al 1979, e i melillesi-americani portarono con sé la Festa di San Sebastiano, che si celebra a Middletown ancora oggi con processioni che ricalcano quelle del paese d’origine. Melilli conta oggi circa 13.000 residenti (fonte: ISTAT 2024).

Aeroporto di riferimento: Catania Fontanarossa (CTA), a circa 44 km — il collegamento più agevole tra i dieci borghi.

Come prepararsi prima di visitare il borgo di origine dei propri antenati?

Arrivare in un piccolo comune del Mezzogiorno senza preparazione significa perdere settimane di possibili ricerche. Questi cinque passaggi, nell’ordine, riducono il margine di errore.

  1. Prima di prenotare il volo: cerca sul Portale Antenati se i registri del comune sono digitalizzati e, in parallelo, nel database del CISEI se il cognome compare nei manifesti navali. La Liberty Ellis Foundation copre solo New York: se gli antenati sbarcarono a Baltimora, New Orleans, Boston o San Francisco, i manifesti sono su Ancestry.com o FamilySearch.
  2. Contatta il comune per email almeno tre settimane prima, specificando cognome cercato, periodo di riferimento e dati in proprio possesso.
  3. Identifica la parrocchia storica: prima del 1865 i registri erano tenuti solo dalle parrocchie; l’Archivio Diocesano puo indicare quale copriva il quartiere d’origine.
  4. Costruisci una lista con tutti i nomi e cognomi noti, le date approssimative e il nome del coniuge se conosciuto.
  5. Prenota l’alloggio in anticipo nei mesi di punta (luglio-agosto): la capacita ricettiva di questi borghi e limitata.

Cosa portare con sé per massimizzare la ricerca archivistica?

  • Documenti di famiglia digitalizzati: certificati di nascita, matrimonio e morte, fotografie con nomi sul retro, lettere, passaporti, carte di naturalizzazione americane.
  • Una lista stampata con nome, cognome, data di nascita approssimativa e nome del coniuge per almeno due generazioni.
  • I manifesti navali gia trovati online (Ellis Island o i porti di Baltimora, New Orleans e Boston): contengono il comune di origine dichiarato e l’indirizzo di destinazione.
  • Un modulo di richiesta in italiano con nome, cognome, data di nascita approssimativa e tipo di documento richiesto.
  • Alcune frasi chiave in italiano per l’archivista: Sto cercando un atto di nascita, di matrimonio o di morte; il mio antenato si chiamava [nome] e nacque intorno al [anno].

Conclusione

Questi dieci borghi non sono destinazioni. Sono coordinate. Portano a un atto di nascita in un registro polveroso, a una lapide con un cognome che si conosce solo dalla carta d’identita del nonno, a un cugino terzo che vive ancora nella casa di pietra da cui tutto e cominciato.

La diaspora italiana verso gli Stati Uniti fu la piu grande migrazione di un singolo popolo verso una singola nazione nella storia del XIX e XX secolo. Non e finita: si e trasformata. Milioni di discendenti portano cognomi che rimandano a province specifiche, a borghi specifici, a parrocchie specifiche. Molti non lo sanno ancora; molti stanno cominciando a chiederselo.

Quello che trovano, quando arrivano, dipende quasi sempre da quanto erano preparati prima di partire. E quella preparazione comincia da una ricerca online, da un cognome inserito in un database, da un’email scritta a un comune che, piu spesso di quanto si pensi, risponde.

Fonti e bibliografia
  • ISTAT – dati demografici comunali e serie storiche: demo.istat.it.
  • CISEI – Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana: ciseionline.it.
  • Portale Antenati – Ministero della Cultura, registri di stato civile digitalizzati: antenati.cultura.gov.it.
  • Ellis Island Foundation – manifesti navali del porto di New York (1892-1957): libertyellisfoundation.org.
  • Ancestry.com / FamilySearch – manifesti navali di Baltimora, New Orleans, Boston e San Francisco.
  • OSDIA (osdia.org) e San Felese Society of New Jersey – A Book of Passage (sanfelesesocietynj.org).
  • Stewart Wolf, John G. Bruhn, The Roseto Story (1979) e The Power of Clan (1998); Amy Bernardy, L’Abruzzo che emigra (1913).

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FAQ

Il Comune di riferimento è il Comune di nascita dichiarato dall'emigrante, non quello di residenza attuale della famiglia. Ogni comune italiano ha un Ufficio Anagrafe raggiungibile per email o telefono: i contatti sono sul sito istituzionale del comune. La richiesta va formulata in italiano, specificando nome, cognome e periodo di interesse. La risposta può richiedere da qualche giorno a qualche settimana.

Il database CISEI permette di filtrare per provincia e comune di origine. I manifesti navali — da Ellis Island per chi sbarcò a New York, o da Ancestry.com e FamilySearch per Baltimora, New Orleans, Boston e San Francisco — contengono quasi sempre il comune di origine dichiarato. Se si dispone di un Certificate of Naturalization americano, quello riporta il comune di nascita dichiarato.

Dopo due settimane senza risposta, riprova con un secondo messaggio o telefona negli orari di apertura (in genere lunedì, mercoledì e venerdì mattina). In alternativa, contatta il parroco della parrocchia principale del borgo: spesso conosce le famiglie da decenni.

È un esito possibile per tre ragioni principali: cambio di cognome al confine (frequente per cognomi difficili da trascrivere in inglese); trasferimento interno (la famiglia potrebbe essersi spostata in un altro comune prima dell'emigrazione); registri non digitalizzati (l'Archivio Diocesano copre spesso periodi più ampi rispetto allo stato civile unitario post-1865).

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