Visto Nomadi Digitali o Residenza Elettiva? Guida 2026

C'è una domanda che torna, quasi identica, in quasi ogni prima videocall: “Ho capito che voglio trasferirmi in Italia. Ma quale visto devo prendere?” Di solito chi la fa ha già fatto le prime ricerche, ha già incontrato i termini DNV ed ERV, e si è convinto di avere la risposta in testa. Spesso quella risposta è sbagliata. Il Digital Nomad Visa (DNV) e il Visto per Residenza Elettiva (ERV) non sono versioni diverse della stessa cosa: sono costruiti per profili radicalmente diversi, con conseguenze fiscali, operative e legali altrettanto diverse. Il DNV è per chi guadagna lavorando da remoto. L'ERV è per chi vive di rendite, pensioni o investimenti passivi. Scegliere il visto sbagliato non è correggibile in corso d'opera: significa ricominciare dall'inizio.

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DNV o ERV? La risposta prima del dettaglio

Prima di entrare nel confronto analitico, questa tabella restituisce la risposta operativa. Se la tua situazione rientra chiaramente in una riga, puoi saltare direttamente alla sezione che ti riguarda.

La tua situazioneVistoRegime fiscale ottimalePercorso Impatria
Lavoro remoto, reddito ≥€28k, soggetto committente con sede fuori dall'ItaliaDNVImpatriati 50% — D.Lgs 209/2023Nomad Landing
Solo pensione o rendite passive, ≥€31.159,29 (singolo) / ≥€37.391 (coppia, +20%)ERVRegime 7% (art. 24-ter TUIR, L. 145/2018; perimetro L. 34/2026)Silver Move
Mix: pensione + lavoro remoto per soggetti con sede fuori dall'ItaliaDNVImpatriati sulla componente lavorativa — ERV escluso per leggeNomad Landing
Reddito sotto soglia o lavoro esclusivamente per soggetti con sede in ItaliaNessunoValuta Decreto Flussi, Startup Visa o EU Blue CardConsulenza iniziale

* La soglia DNV è pari al triplo della soglia di esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, indicizzata annualmente. Per il 2026 il valore si attesta intorno ai €28.000 (il Consolato di New York riportava €24.789 sul calcolo 2024 al momento di andare in stampa). Verifica sempre con il consolato del tuo distretto prima di prenotare l’appuntamento.

Il confronto essenziale: 11 parametri che orientano la scelta

Nelle prime videocall tornano quasi sempre le stesse domande: quale reddito conta? Posso portare la famiglia subito? E se voglio lavorare anche per soggetti con sede in Italia? Questa tabella è costruita attorno a quei parametri — ognuno di essi, nella realtà dei dossier, può orientare la scelta o determinare il rigetto di un rinnovo.

ParametroDigital Nomad Visa (DNV)Visto Residenza Elettiva (ERV)
Tipo di reddito ammessoLavoro remoto o freelance per soggetti con sede fuori dall'ItaliaSolo rendita passiva: pensione, affitti, dividendi, rendite finanziarie
Soglia reddito minima€28.000/anno* (triplo della soglia esenzione sanitaria, indicizzato annualmente; prassi consolari: fino a €32.400)€31.159,29 singolo; ~€37.391 coppia (+20% coniuge convivente, +5% ogni altro familiare a carico — D.M. MAE 850/2011, art. 13)
Qualifica professionaleDue requisiti cumulativi: (a) alta qualificazione — laurea triennale (EQF 6+) o 5 anni esperienza specialistica (3 anni per ICT, art. 27-quater TUI); (b) almeno 6 mesi di attività come lavoratore da remotoNon richiesta
Lavoro per soggetti con sede in ItaliaVietato. Per lavorare con soggetti con sede in Italia serve il visto lavoro autonomo (art. 26 TUI), soggetto al Decreto FlussiNon applicabile (qualsiasi lavoro è vietato)
Lavoro remoto per soggetti con sede fuori dall'ItaliaConsentito — è la ragione stessa del vistoVietato — causa principale di mancato rinnovo
Soggetto alle quote Decreto FlussiNo — fuori quota, nessun click-dayNon applicabile (non è un visto lavoro)
Alloggio richiestoContratto di locazione registrato AdE, intestato al richiedente, per tutta la durata del vistoProprietà o affitto regolare (la proprietà rafforza il dossier consolare)
Durata iniziale e rinnovo12 mesi; rinnovo annuale finché permangono i requisiti12 mesi al primo rilascio; rinnovo annuale (in alcuni casi biennale, non superiore alla durata iniziale) — art. 5, c. 3-4 TUI
Ricongiungimento familiareConiuge + figli < 18 anni (reddito incrementato per ogni familiare)Coniuge convivente (+20%), figli minori e maggiorenni conviventi a carico e genitori conviventi a carico (+5% ciascuno) — D.M. MAE 850/2011, art. 13
Accesso al Regime ImpatriatiSì — IRPEF ridotta del 50% (D.Lgs 209/2023)No — incompatibile con il divieto di lavoro
Accesso al Regime 7% pensionatiNon applicabileSì — comuni ≤30.000 ab. nelle 8 regioni del Mezzogiorno e crateri sismici (art. 24-ter TUIR, L. 145/2018; perimetro esteso dalla L. 34/2026)

* Soglia DNV: il D.M. interministeriale del 29/02/2024 (GU n. 79 del 04/04/2024) fissa il minimo in tre volte la soglia sanitaria nazionale, indicizzata annualmente. I consolati possono applicare soglie diverse nella prassi.

Chi ha davvero i requisiti per il Digital Nomad Visa?

Il Digital Nomad Visa è costruito per una persona molto specifica: qualcuno che ha già una carriera strutturata, lavora da remoto in modo continuativo, e vuole che il prossimo capitolo della propria vita sia italiano senza smettere di fare il proprio lavoro. Non è un visto per chi sta ancora definendo la propria situazione professionale o per chi ha redditi discontinui.

Il quadro normativo: Decreto interministeriale del 29 febbraio 2024, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2024. Base legale: art. 27, comma 1, lettera q-bis del D.Lgs 286/1998 (TUI), introdotto dall’art. 6-quinquies della L. 25/2022. Il visto è fuori quota Decreto Flussi.

Il reddito: quanto, di che tipo, e perché la continuità conta più dell'importo

Il decreto attuativo richiama un reddito minimo non inferiore al triplo del livello di esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, indicizzato annualmente. Per il 2026 il valore di riferimento si attesta intorno ai €28.000 (al momento di andare in stampa il sito del Consolato di New York pubblicava €24.789 sulla base del calcolo 2024). Il requisito si calcola esclusivamente sul reddito derivante dall’attività professionale che si continuerà a svolgere dall’Italia: il consolato non somma pensioni, rendite immobiliari o dividendi. Verifica sempre il valore aggiornato con il consolato del distretto di residenza prima di prenotare l’appuntamento.

Quello che il consolato cerca è una cifra che entra ogni mese, in modo documentabile: cedolini, fatture, contratti firmati, bank statement coerenti. Chi si presenta con redditi appena sopra soglia ma senza continuità documentata riceve spesso un rigetto informale, anche se il numero ci sarebbe.

La qualifica professionale: due requisiti cumulativi, non uno

Nel linguaggio del decreto, ‘altamente qualificato’ descrive due requisiti distinti, da non confondere tra loro. Il primo riguarda la qualificazione: titolo di laurea triennale (livello EQF 6 o superiore), oppure qualifica professionale regolamentata ai sensi del D.Lgs 206/2007, oppure cinque anni di esperienza specialistica documentata nel settore (ridotti a tre anni per i profili ICT, ai sensi dell’art. 27-quater TUI). Il secondo riguarda l’esperienza specifica come lavoratore da remoto: almeno sei mesi documentati di attività in questa modalità. I due requisiti sono cumulativi: soddisfarne uno solo non è sufficiente.

L'alloggio: il nodo pratico che quasi nessuno spiega fino in fondo

Il consolato richiede un contratto di locazione ad uso abitativo, registrato all’Agenzia delle Entrate (AdE), intestato al richiedente, per l’intera durata del visto. Non viene accettata un’offerta di ospitalità di terzi, non un contratto intestato a un coinquilino, non una prenotazione provvisoria.

Il problema concreto: per registrare un contratto all’AdE serve il codice fiscale italiano. Per i cittadini extra-UE, il codice fiscale viene attribuito dalla Questura al momento della domanda di permesso di soggiorno — cioè dopo l’ingresso in Italia. Come si esce dal loop?

Esistono tre percorsi, nell’ordine di praticabilità. Il primo è quello che consigliamo: prima dell’arrivo, si nomina un rappresentante in Italia che ottiene il codice fiscale all’AdE per procura notarile. Il codice è disponibile settimane prima della partenza, il contratto viene registrato in anticipo e allegato al dossier consolare. Il secondo: si arriva in Italia, ci si reca a un ufficio AdE con passaporto e visto, si ottiene il codice fiscale in giornata con il modulo AA4/8, il contratto viene registrato nei giorni successivi. Il terzo: alcuni consolati italiani all’estero accettano di richiedere il codice fiscale direttamente — vale la pena verificarlo con il consolato di competenza.

La restrizione sulla sede del committente: più sfumata di come viene descritta

Il visto vieta di lavorare per soggetti con sede legale in Italia. La distinzione rilevante è la sede legale, non la nazionalità: un’azienda americana con sede registrata in Italia rientra nel divieto; un’azienda italiana con sede registrata all’estero è compatibile con il DNV. Un solo rapporto attivo con un soggetto con sede in Italia, anche occasionale, è sufficiente per violare le condizioni del visto.

Se vuoi lavorare anche per soggetti con sede in Italia, il percorso corretto è il visto per lavoro autonomo (art. 26 TUI): soggetto alle quote del Decreto Flussi, richiede nulla osta dalla Questura, attestazione dei parametri economici dalla Camera di Commercio e un business plan verificabile. I tempi sono di 4–6 mesi in condizioni favorevoli. Non è un percorso peggiore: è un percorso distinto, che va pianificato prima della domanda consolare.

Marco, 34 anni, designer UX freelance — da Miami a Napoli con il DNV

Contratto con una startup americana, reddito $65.000 (~€59.800 al cambio BCE di maggio 2026; tasso di riferimento BCE indicativo — verifica il valore aggiornato alla data della pratica). Aveva la qualifica giusta — laurea magistrale in design, sei anni con lo stesso cliente principale, con documentazione del lavoro da remoto continuativo — ma aveva accumulato qualche incarico occasionale per studi con sede in Italia. Prima della domanda, quei rapporti sono stati chiusi. Codice fiscale ottenuto tramite delega AdE tre settimane prima della partenza; contratto registrato a Napoli già allegato al dossier. Visto ottenuto in 11 settimane tramite il Consolato di Miami. Con il Regime Impatriati (D.Lgs 209/2023): risparmio IRPEF stimato di circa €10.800 annui sulle aliquote 2026 vigenti (23%/33%/43%, L. 199/2025).

Chi ha davvero i requisiti per il Visto per Residenza Elettiva?

Il Visto per Residenza Elettiva è costruito per chi ha già risposto alla domanda economica fondamentale. Pensione, affitti, dividendi, rendite: il reddito entra ogni mese senza che tu debba lavorare, e vuoi semplicemente scegliere dove vivere. I rigetti più frequenti non vengono da redditi insufficienti, ma da dossier costruiti male su redditi che avrebbero passato il test.

Il reddito: non solo quanto, ma come entra

La soglia è fissata dal D.M. MAE 850/2011, art. 13: €31.159,29 annui per il singolo richiedente (circa €37.391 per una coppia, con il +20% per il coniuge convivente). Ma il numero da solo racconta poco. Quello che il consolato valuta con più attenzione è la natura del reddito: periodico, prevedibile, documentabile nel tempo. I redditi che convincono senza riserve sono quelli che entrano ogni mese in modo tracciabile — Social Security, pensioni da ex datori di lavoro, rendite annuitetarie, canoni d’affitto da contratti regolari.

I capital gain occasionali, le vendite di asset e i prelievi non strutturati da portafogli di investimento complicano il dossier indipendentemente dall’importo. Il consolato non sta valutando quanto hai: sta valutando quanto entrerà ogni mese nei prossimi anni, senza che tu debba fare nulla. Un portafoglio da due milioni di dollari che genera prelievi discrezionali convince meno di una pensione da $2.800 al mese ben documentata.

Il divieto di lavoro: non un dettaglio in piccolo

Questo non è qualcosa che puoi leggere velocemente e andare avanti. Il divieto di qualsiasi attività lavorativa è la premessa fondante del visto. Chi entra in Italia con l’ERV e lavora — anche per un solo soggetto con sede estera, anche solo da remoto, anche per poche ore al mese — sta violando le condizioni del permesso di soggiorno. È la causa di mancato rinnovo più documentata nelle pratiche ERV.

Se stai pensando ‘ogni tanto faccio consulenza, non sarà un problema’ — è esattamente il tipo di situazione che porta al diniego dopo il primo anno. Se hai anche solo una componente lavorativa attiva, il visto corretto è il DNV.

L'alloggio e il codice fiscale: stesso nodo, stessa soluzione

Vale quanto detto per il DNV: il contratto registrato richiede il codice fiscale, che la Questura attribuisce dopo l’ingresso. I tre percorsi pratici sono identici — delega prima dell’arrivo, AdE il primo giorno, o consolato di competenza. Per l’ERV la proprietà immobiliare rafforza il dossier rispetto al solo affitto: il MAECI la valuta come segnale di radicamento concreto. Non è un requisito esplicito, ma emerge sistematicamente dall’analisi dei dossier.

L'assicurazione sanitaria: il requisito che dimentica quasi sempre qualcuno

La copertura sanitaria privata deve essere attiva prima dell’ingresso in Italia. Deve coprire l’intera durata del soggiorno. Solo dopo aver ottenuto residenza anagrafica e permesso di soggiorno sarà possibile iscriversi facoltativamente al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), pagando il contributo annuo di circa €2.000. Fino a quel momento, la polizza privata è l’unica copertura attiva.

Robert e Patricia, 67 anni — da Phoenix a Matera con l'ERV

Reddito complessivo $72.000 annui tra Social Security e pensione privata. Al cambio BCE di maggio 2026 (1 USD = 0,92 EUR; tasso di riferimento BCE indicativo — verifica il valore aggiornato alla data della pratica): circa €66.240 — ampiamente sopra la soglia ERV per coppia (€37.391). Il dossier era solido: redditi periodici documentati con tre anni di bank statement, compromesso su un appartamento a Matera firmato prima della domanda, codice fiscale ottenuto tramite delega AdE prima della partenza. Visto ottenuto in 9 settimane tramite il Consolato di Los Angeles. Con il Regime 7% (art. 24-ter TUIR, L. 145/2018; perimetro esteso dalla L. 34/2026): imposta sostitutiva del 7% su tutti i redditi esteri, circa €4.637 annui. Risparmio rispetto a IRPEF ordinaria 2026 (al netto delle addizionali regionali/comunali medie del Sud Italia): circa €17.000/anno (IRPEF ordinaria su €66.240 ≈ €20.683; imposta sostitutiva 7% = €4.637; differenza ~€16.000, più ~€1.000 di addizionali risparmiate).

Come cambia la tassazione con il DNV rispetto all'ERV?

La differenza fiscale tra i due visti è la variabile più spesso sottovalutata in fase di scelta — e quella con l’impatto economico più rilevante nel lungo periodo.

Con il DNV: accesso al Regime Impatriati

Chi si trasferisce in Italia con il DNV e stabilisce la residenza fiscale italiana (più di 183 giorni/anno) può accedere al Regime Impatriati (D.Lgs 209/2023): riduzione del reddito imponibile IRPEF del 50% per cinque anni (60% in presenza di figli minori), su un reddito agevolato massimo di €600.000. Requisiti: residenza fiscale estera per almeno 3 periodi d’imposta precedenti il trasferimento (elevati a 6 o 7 anni se il rientro avviene per lo stesso gruppo aziendale o lo stesso datore di lavoro estero); requisiti di alta qualificazione o specializzazione (art. 27-quater TUI / D.Lgs 108/2012); attività lavorativa svolta prevalentemente in Italia; impegno a mantenere la residenza fiscale italiana per almeno 4 anni.

Scenario — reddito lordo €80.000Imponibile IRPEFIRPEF stimataRisparmio annuo
Senza agevolazioni — IRPEF ordinaria 2026€80.000€26.600/
Regime Impatriati — sgravio 50% (D.Lgs 209/2023)€40.000€10.400~€16.200

Calcolo IRPEF 2026 su €80.000: 23%×€28.000=€6.440 + 33%×€22.000=€7.260 + 43%×€30.000=€12.900 = €26.600. Aliquote per L. 199/2025. Non incluse addizionali regionali e comunali (~1,5% medio Sud).

Con l'ERV: accesso al Regime 7% pensionati

Chi si trasferisce con l’ERV ed è titolare di pensione erogata da un soggetto estero può accedere al Regime 7% (art. 24-ter TUIR, introdotto dalla L. 145/2018). L’art. 26 della L. 34/2026, in vigore dal 7 aprile 2026, ha elevato da 20.000 a 30.000 abitanti il limite demografico dei comuni ammessi nelle 8 regioni del Mezzogiorno (Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia), estendendo l’agevolazione anche ai comuni dei crateri sismici 2009 e 2016–17. L’imposta sostitutiva è del 7% su tutti i redditi prodotti all’estero per il periodo d’imposta di trasferimento e i 9 successivi (10 anni in totale). Requisito ulteriore: provenire da uno Stato con cui l’Italia ha in vigore un accordo di cooperazione amministrativa in materia fiscale.

Il punto che taglia corto: se sei titolare di ERV e lavori anche solo da remoto, perdi non solo il diritto al rinnovo del visto — perdi automaticamente la possibilità di accedere al Regime Impatriati. La scelta del visto e la scelta del regime fiscale vanno pianificate insieme, prima della domanda consolare.

E se il mio reddito è misto — pensione e lavoro remoto insieme?

La domanda tipica è: ‘Ho una pensione di €25.000 e qualche consulenza freelance per €15.000. Prendo l’ERV?’ La risposta normativa è univoca: no. Il Visto per Residenza Elettiva richiede reddito esclusivamente passivo. Un solo contratto di consulenza attivo è sufficiente per escludere il percorso ERV.

La soluzione corretta è il DNV, purché la componente lavorativa raggiunga la soglia minima. Con il DNV, il Regime Impatriati si applica sulla sola componente lavorativa. La pensione sarà tassata con le aliquote IRPEF ordinarie. Non è la soluzione ottimale teorica, ma è quella corretta legalmente — e produce comunque un risparmio fiscale netto significativo.

Il percorso verso la residenza permanente è identico per i due visti?

Sì, senza eccezioni. Dopo 5 anni di soggiorno regolare puoi richiedere il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo. Dopo altri 5 anni puoi richiedere la cittadinanza per naturalizzazione — 10 anni in totale dall’ingresso, indipendentemente dal visto iniziale.

Come funziona il ricongiungimento familiare?

Con il DNV

  • Coniuge e figli minori possono accompagnarti contestualmente o ricongiungersi successivamente
  • Il reddito richiesto aumenta di circa €780 mensili per il coniuge e di €130 per ciascun figlio (soglie indicative — verifica con il consolato competente)
  • I permessi di soggiorno dei familiari co-terminano con quello del titolare

Con l'ERV (D.M. MAE 850/2011, art. 13)

  • Coniuge convivente: incremento reddituale del +20% sulla soglia base (€31.159,29 + 20% = ~€37.391)
  • Figli minori, figli maggiorenni conviventi e a carico, genitori conviventi a carico: +5% per ciascuno
  • Per una coppia con un figlio la soglia minima è di circa €39.000/anno (€31.159,29 + 20% + 5%); le ambasciate valutano positivamente redditi sensibilmente superiori al minimo
  • I figli maggiorenni conviventi e a carico possono essere inclusi nel nucleo ERV — a differenza del ricongiungimento ordinario ex art. 29 TUI, che ammette solo figli maggiorenni invalidi

Il caso di James: €90.000 di risparmio fiscale recuperati in cinque anni

James, 41 anni, consulente fintech, si era convinto che il Visto per Residenza Elettiva fosse 'più semplice'. Alla prima videocall è emerso che svolgeva attività di consulenza freelance per tre committenti americani — circa $95.000/anno (~€87.400 al cambio BCE di maggio 2026; tasso di riferimento BCE indicativo) — oltre a una rendita azionaria di $28.000. Problema doppio: la componente lavorativa escludeva l'ERV. E scegliendo l'ERV avrebbe perso l'accesso al Regime Impatriati. Sul reddito da consulenza di €87.400, il risparmio annuo non realizzato ammontava a circa €18.000 — circa €90.000 nel quinquennio agevolato (IRPEF ordinaria ~€29.800 vs Impatriati ~€11.600, aliquote 2026). Riorientato verso il DNV, James ha ottenuto il visto in 12 settimane tramite il Consolato di Chicago e si è trasferito a Bologna nel settembre 2025

Lavori da remoto? Oppure sei in pensione o vivi di rendita? Scopri quale dei nostri percorsi è più adatto a te.

Conclusione

Il DNV e l’ERV non sono intercambiabili. Se lavori da remoto per soggetti con sede fuori dall’Italia, il DNV è l’unica strada legalmente corretta — e apre la porta al Regime Impatriati, con risparmi fiscali nell’ordine di €10.000–20.000 l’anno per i profili più comuni. Se vivi di rendita o pensione e non intendi lavorare, l’ERV porta al Regime 7% nei comuni idonei, con risparmi analoghi per i pensionati con redditi esteri nella fascia €50.000–70.000.

Se vuoi lavorare anche per soggetti con sede in Italia, né il DNV né l’ERV sono la risposta giusta: il percorso è il visto per lavoro autonomo (art. 26 TUI), con la sua logica di quote e nulla osta. Non è un’opzione peggiore: è un percorso distinto che va pianificato in anticipo.

La variabile fiscale si decide prima della domanda di visto, non dopo.

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Faq

No. Il Visto per Residenza Elettiva vieta qualsiasi attività lavorativa, incluso il lavoro da remoto per soggetti con sede fuori dall'Italia. Il mancato rinnovo per attività lavorativa non consentita è la causa di rigetto più documentata nelle pratiche ERV.

No. La distinzione rilevante è la sede legale del committente, non la sua nazionalità. Un'azienda con sede registrata in Italia rientra nel divieto, indipendentemente dalla nazionalità dei soci o dalla lingua dei contratti. Chi vuole lavorare anche per soggetti con sede in Italia deve richiedere il visto per lavoro autonomo (art. 26 TUI), soggetto alle quote del Decreto Flussi.

No. Il Visto per Nomadi Digitali è fuori quota per legge: non esiste finestra di accesso né click-day. Chi soddisfa i requisiti può presentare domanda al consolato competente in qualsiasi momento dell'anno.

Il codice fiscale per stranieri extra-UE viene attribuito dalla Questura al momento del permesso di soggiorno, quindi dopo l'ingresso. La soluzione è ottenerlo prima tramite delega: un rappresentante in Italia presenta il modello AA4/8 all'Agenzia delle Entrate per procura notarile. In alternativa: AdE il primo giorno di arrivo con passaporto e visto, codice fiscale in giornata, contratto registrato nei giorni successivi.

Se hai anche solo una componente di reddito da attività lavorativa, l'ERV è escluso per legge. La soluzione corretta è il DNV, purché la componente lavorativa raggiunga la soglia minima. Con il DNV puoi accedere al Regime Impatriati sulla parte lavorativa; la pensione sarà tassata con le aliquote IRPEF ordinarie.

Sì. La Social Security è considerata reddito da pensione e rientra nel conteggio per l'ERV. È necessario presentare la lettera di benefit ufficiale SSA o il cedolino mensile, tradotti in italiano da traduttore giurato e corredati di apostille.

Non è possibile convertire direttamente un ERV in DNV: sono percorsi separati con requisiti propri. Se riprendi l'attività lavorativa, il passaggio corretto è richiedere un nuovo visto dal Paese di residenza, interrompendo il percorso ERV. Ogni cambiamento di situazione professionale merita una valutazione preventiva.

Sulla base dei casi gestiti nel primo semestre 2026: New York 10–14 settimane, Los Angeles 12–16, Miami 8–12, Chicago 8–10, San Francisco 10–14. I consolati non pubblicano tempi medi standardizzati e variazioni significative sono possibili: i valori indicati sono basati sulla nostra prassi operativa, non su dati ufficiali. Prenota l'appuntamento con almeno 3–4 mesi di anticipo.

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