Cos’è il 2 giugno: la Festa della Repubblica spiegata

Nel giugno del 1946 quasi venticinque milioni di italiani entrarono in una cabina elettorale per decidere quale forma dare al proprio Paese. Scelsero la repubblica. Il 2 giugno ricorda quel giorno — e la domanda che lo attraversa: chi vogliamo essere.

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La Festa della Repubblica è la festa nazionale italiana, celebrata ogni anno il 2 giugno, che commemora il referendum istituzionale del 2-3 giugno 1946: la consultazione con cui gli italiani scelsero la repubblica al posto della monarchia. Non è la celebrazione di una battaglia vinta, ma di una decisione presa col voto — il primo voto davvero universale della storia italiana. Per questo è una data che parla di identità prima ancora che di istituzioni, e che riguarda da vicino anche chi è nato lontano dall’Italia ma ne porta il nome.

Cosa si celebra il 2 giugno?

Il 2 giugno si celebra la scelta repubblicana del 1946. Nei giorni 2 e 3 giugno di quell’anno gli italiani furono chiamati alle urne per un referendum istituzionale: decidere se mantenere la monarchia dei Savoia o fondare una repubblica.

Nelle stesse giornate si votava anche per eleggere l’Assemblea Costituente, l’organo che avrebbe scritto la nuova Costituzione. Per la prima volta in una consultazione nazionale votarono anche le donne italiane: il diritto di voto femminile era stato riconosciuto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, ed era già stato esercitato nelle elezioni amministrative della primavera 1946.

Secondo i dati della Presidenza della Repubblica, gli aventi diritto erano circa 28 milioni e l’affluenza superò l’89%. Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, alla repubblica andarono 12.718.641 voti e alla monarchia 10.718.502 voti: il 54,3% contro il 45,7%. Pochi giorni dopo, il 13 giugno 1946, l’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia, lasciò il Paese diretto in Portogallo.

Il dato apparentemente freddo nasconde una frattura geografica netta: il Nord scelse in larga maggioranza la repubblica, il Sud votò in prevalenza per la monarchia. Il 2 giugno, in questo senso, è anche la fotografia di un Paese che si ricuciva intorno a una decisione comune.

DataEvento
1° febbraio 1945Riconosciuto il diritto di voto alle donne (DLL n. 23/1945)
Primavera 1946Le donne votano per la prima volta, alle elezioni amministrative
2-3 giugno 1946Referendum istituzionale: repubblica vs monarchia
10 giugno 1946La Corte di Cassazione proclama i risultati ufficiali
13 giugno 1946Umberto II di Savoia lascia l’Italia
1° gennaio 1948Entra in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana

Perché il 2 giugno è una data identitaria, non solo istituzionale?

Il 2 giugno è una data identitaria perché segna il momento in cui l’Italia ha scelto la propria forma di Stato dopo il fascismo e la guerra. Non fu una data calata dall’alto: fu il risultato di un voto popolare, il primo davvero universale della storia italiana.

Dal referendum del 1946 discende tutto il resto. L’Assemblea Costituente eletta in quei giorni lavorò per oltre un anno e mezzo, fino alla Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Celebrare il 2 giugno significa celebrare l’atto di nascita di quella cornice di diritti e doveri.

Per capirne il peso, è utile distinguerlo dalle altre due grandi date civili italiane. Il 25 aprile è la Festa della Liberazione e ricorda la fine dell’occupazione nazifascista nel 1945. Il 4 novembre è il Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, legato alla fine della Prima guerra mondiale nel 1918. Il 2 giugno, tra queste, è l’unico che celebra una scelta fatta col voto: non una vittoria militare, ma una decisione civile.

Come si celebra il 2 giugno in Italia?

Il 2 giugno si celebra a Roma con una cerimonia istituzionale e una parata, mentre in tutta Italia molti musei statali aprono gratuitamente. La giornata ha un ritmo consolidato, seguito ogni anno dal Presidente della Repubblica e dalle massime cariche dello Stato.

La mattina, il Presidente della Repubblica depone una corona d’alloro all’Altare della Patria, in omaggio al Milite Ignoto. Segue la parata militare lungo via dei Fori Imperiali, con i reparti delle Forze Armate, i corpi civili dello Stato, le bande e i gonfaloni. A chiusura, le Frecce Tricolori della Pattuglia Acrobatica Nazionale sorvolano il centro di Roma lasciando scie verdi, bianche e rosse.

Chi vuole assistere dalle tribune di via dei Fori Imperiali deve richiedere l’accredito sulla piattaforma del Ministero della Difesa (eventi.difesa.it); chi resta lungo il percorso segue la parata dalle aree consentite. Nello stesso giorno, i musei e i parchi archeologici statali aprono al pubblico gratuitamente, e per tradizione i Giardini del Quirinale vengono aperti ai visitatori.

Vale la pena ricordare un risvolto pratico per chi viaggia o vive in Italia: il 2 giugno è festa nazionale a tutti gli effetti. Uffici pubblici, banche e scuole restano chiusi, e molti negozi seguono l’orario festivo. Quando la data cade a ridosso del fine settimana, diventa l’occasione per un “ponte”.

MomentoCosa accade
MattinaDeposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria
A seguireParata lungo via dei Fori Imperiali
A chiusuraSorvolo delle Frecce Tricolori sul centro di Roma
Tutto il giornoIngresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Cosa rappresenta il 2 giugno per gli italiani nel mondo?

Per gli italiani nel mondo il 2 giugno è il giorno in cui l’appartenenza all’Italia si fa visibile, anche a migliaia di chilometri di distanza. La festa non si celebra solo a Roma: la rete diplomatica italiana la porta in ogni continente. Nel 2025, ad esempio, il Consolato Generale d’Italia a New York ha riunito la comunità per il Republic Day a The Glasshouse, quello di Buenos Aires ha organizzato il tradizionale concerto al Teatro Coliseo, e a Melbourne l’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato hanno celebrato l’anniversario con un grande evento cittadino.

C’è una coincidenza storica che rende questo legame più stretto. L’Italia repubblicana nasce nel 1946, negli stessi anni in cui milioni di italiani partivano per le Americhe e l’Australia. Molti emigrati lasciarono una monarchia e scoprirono da lontano di essere diventati cittadini di una repubblica. I loro discendenti — italoamericani, italo-argentini, italo-australiani — portano oggi quel passaggio nel proprio cognome e nei propri documenti.

Per questo le celebrazioni dei consolati e degli Istituti Italiani di Cultura non sono semplici ricevimenti. Sono occasioni in cui chi ha radici italiane ritrova un pezzo della propria storia familiare, e in cui spesso nasce il desiderio di approfondire — fino a riscoprire un avo, un paese d’origine, a volte un diritto.

Perché qui sta il punto che riguarda chi legge da fuori: l’identità italiana non è solo un sentimento. Per chi discende da cittadini italiani può tradursi in un legame giuridico concreto, attraverso il riconoscimento della cittadinanza per discendenza. Il 2 giugno, più di ogni altra data, ricorda che quella catena parte da una scelta fatta nel 1946.

Una scelta che non smette di interpellarci

Il 2 giugno non celebra una conquista, ma una domanda rimasta aperta: che Paese vogliamo essere. Nel 1946 gli italiani la affrontarono per la prima volta da uomini e donne liberi, all’indomani di vent’anni di dittatura e di una guerra che aveva spaccato il Paese. Misero in una scheda non solo una preferenza tra monarchia e repubblica, ma l’idea che il potere dovesse nascere dal basso, dal voto di ciascuno.

Da quella scheda è nata l’Italia in cui viviamo: la Costituzione, i diritti, la forma stessa dello Stato. Ed è nata anche l’Italia che si riconosce fuori dai propri confini — nelle comunità che ogni 2 giugno, da New York a Melbourne, si ritrovano per ricordare da dove vengono.

Ecco perché questa data parla anche a chi non è mai vissuto in Italia ma ne porta il cognome. Capire cosa si celebra il 2 giugno non è un esercizio di storia: è il primo passo per riconoscere che quella scelta, in qualche modo, appartiene anche a noi. E che la stessa domanda del 1946 — chi vogliamo essere — continua a riguardarci.

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Perché il 2 e 3 giugno 1946 si tenne il referendum istituzionale con cui gli italiani scelsero la repubblica al posto della monarchia. La data del 2 giugno fu fissata per ricordare il primo giorno di quella votazione.

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione e ricorda la fine dell’occupazione nazifascista nel 1945. Il 2 giugno celebra invece la nascita della repubblica con il referendum del 1946. Sono due ricorrenze civili distinte.

Il 2 giugno è festa nazionale: uffici pubblici, banche e scuole sono chiusi e molti negozi seguono l’orario festivo. I musei e i parchi archeologici statali, invece, aprono gratuitamente al pubblico.

La prima celebrazione si tenne nel 1947 e la prima parata ai Fori Imperiali nel 1948. La festa fu poi spostata alla prima domenica di giugno nel 1977 per ragioni economiche, e riportata stabilmente al 2 giugno nel 2001 dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Le donne italiane votarono per la prima volta su scala nazionale al referendum del 2 giugno 1946. Avevano già votato pochi mesi prima nelle elezioni amministrative della primavera 1946, dopo il riconoscimento del diritto di voto nel febbraio 1945.

Per le tribune di via dei Fori Imperiali serve l’accredito sulla piattaforma del Ministero della Difesa (eventi.difesa.it). Chi non ottiene un posto in tribuna può seguire la parata dalle aree aperte al pubblico lungo il percorso.

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